Le Arti

il mondo non cambia se io cambio ma il mio cambiamento ne è la premessa


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Milano capitale della fotografia

Cento mostre fotografiche in città, con un programma espositivo qualitativamente alto e molto vario. Fino al 30 aprile

Photofestival 2013
Foto ufficio stampa

“È stato proprio fotografando e ingrandendo la superficie delle cose che stavano intorno a me che io ho cercato di scoprire quello che c’era dietro queste cose, quello che c’era aldilà”.
Michelangelo Antonioni (1912-2007)

Anche quest’anno STARTMILANO raccoglie l’invito di PhotoFestival e si inserisce nel fitto programma del “Mese della fotografia Milanese” con mostre di artisti emergenti e di artisti affermati, per ribadire l’interesse di un pubblico e di un collezionismo sempre più attento a questo fenomeno.
Milano ha sempre tenuto alta la tradizione di una città molto attenta all’arte fotografica, a Milano sono nati e hanno vissuto protagonisti assoluti come Ugo Mulas, memorabili le sue foto a Marcel Duchamp e i suoi reportage degli anni ’60 alla Biennale di Venezia, artisti comeVincenzo AgnettiDavide MosconiFranco VimercatiLuciano FabroFabio MauriEttore SottsassMario Merz, solo per citarne alcuni, che hanno usato il mezzo fotografico per le loro sperimentazioni.
Siamo ancora increduli e colpiti dalla recente e prematura scomparsa di Gabriele Basilico: la sua ricerca sulle città e sull’architettura costituiscono un bagaglio culturale immenso e che ora ci rende responsabili di un urgente bisogno di lavorare alla creazione di un luogo, un contenitore che raccolga le eredità lasciateci da questi personaggi straordinari.

La fotografia è di scena a Milano con la settima edizione diPhotofestival, l’importante circuito che per oltre un mese vedrà coinvolte le più importanti gallerie d’arte ed alcuni spazi espositivi, attraverso un percorso di mostre fotografiche ed eventi collaterali che attraverserà capillarmente tutta la città.  Promosso da AIF – Associazione Italiana Foto & Digital Imaging – in collaborazione con Camera di Commercio e Unione Confcommercio Milano – nato come evento culturale in affiancamento all’edizione milanese di Photoshow, la manifestazione fieristica di riferimento in Italia dedicata all’ImagingPhotofestival è divenuto un appuntamento di richiamo culturale e turistico sempre più importante, assumendo dallo scorso anno una cadenza annuale.
Un percorso di crescita che, partendo dall’impegno degli Enti promotori e del comitato scientifico, composto daRiccardo CostantiniRoberto Mutti Giovanni Pelloso, ha visto il coinvolgimento di enti e istituzioni pubbliche, che ha portato alla creazione di un’offerta di grande attrazione. I lusinghieri risultati ottenuti nel corso degli anni hanno confermato l’idea che esiste un importantespazio per proporre a Milano una manifestazione di respiro internazionale, ribadendo un ruolo, quello di capitale della fotografia italiana, conquistato ormai sul campo.
Una manifestazione quindi di respiro internazionale, con Milano capitale della fotografia italiana. Un numero elevato di gallerie dedicate alla fotografia, di spazi espositivi sempre più propensi a proporre scatti d’autore, di galleristi che si aprono ai fotografi, ha creato un vasto pubblico e spinge appassionati, collezionisti ed esperti a premiare le iniziative più qualificate.
La formula progettuale distintiva di Photofestival è la creazione di un network capace di coinvolgere la gallerie e gli spazi espositivi di Milano, che consente di offrire una proposta estremamente ricca e di grande interesse culturale.
In particolare, per il terzo anno consecutivo, si rinnova la collaborazione con STARTMILANO, importante associazione cittadina che riunisce 38 gallerie d’arte tra le più autorevoli e prestigiose sedi espositive per l’arte contemporanea.
Obiettivo di Photofestival è di “invadere la città” con una proposta sempre più ricca, innovativa e dinamica, che contempli un’anima culturale e di intrattenimento, di festa e di aggregazione.
Tra le novità dell’edizione 2013: 100 mostre fotografiche in città, con un programma espositivo qualitativamente alto e molto vario che spazia dal reportage all’arte contemporanea, dai giovani emergenti a imaestri dell’arte fotografica.
Un calendario di 5 appuntamenti con la pellicola d’autore: una mini rassegna che offrirà al pubblico alcune rarità cinematografiche.
10.000 guide distribuite gratuitamente nelle gallerie aderenti e nelle più importanti librerie della città (Feltrinelli, Fnac, Rizzoli, Hoepli) con tutte le informazioni utili per visitare le mostre.

Photofestival 2013
Foto ufficio stampa

Il programma di Photofestival e la guida agli eventi saranno consultabili online all’indirizzo http://www.photofestival-milano.it

Dal 21 Marzo al 30 Aprile 2013

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La voglia di libertà in mostra a Milano

A Palazzo Reale “The Desire for freedom”, collettiva proveniente da Berlino che racconta emozioni e sensazioni in Europa, al di qua e al di là del Muro

Quando l’arte diventa etica? Quando esprime dissenso ed è all’insegna di un arte impegnata, permeata di realtà, verità e autenticità, quando denuncia comportamenti che non rispettano la morale  comune e la dignità dell’uomo in rapporto al luogo e al contesto sociale e culturale in cui si vive. In questo caso l’arte non è estetica ma etica, quando non è da salotto come la Pop art, il Minimalismo, la Transavanguardia e si trasforma in un dispositivo del pensiero, del risveglio della coscienza contro l’eclisse della ragione, le barbarie umane di tutti i tempi.

L’etica nell’arte del presente è una necessità reale, contro quella commerciale, infatti  la libertà, per quanto  relativa o effimera possa essere, è un tema che non s’inscrive solo nell’ambito della Guerra  Fredda: per  questo si sono cercate nella libertà e  nell’illuminismo  le radici comuni dell’Europa. Libertà e democrazia  sono temi di scottante attualità e lo dimostra l’imperdibile mostra The Desire for  Freedom…  Arte in Europa dal 1945, già presentata a Berlino al Deutsches Historisches Museum, a cura di Monika Flacke, in corso a Palazzo Reale di Milano, sostenuta dal Consiglio d’Europa – dall’Albaniaall’Azerbaijan, fino alla Russia e all’Estonia, inclusa la Turchia e dalComune di Milano e da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore.

La mostra  tematica e non cronologica raccoglie 200 opere e 94 artisti di  27 Stati membri del Consiglio d’Europa, nasce come una riflessione dell’arte nel periodo della Guerra Fredda, divisa in due blocchi, Est e Ovest,  ma poi si è ampliata a concetti più filosofici, universali e condivisibili, appellandosi all’illuminismo,  quando la  democrazia e la libertà diventano gli obiettivi prioritari dell’Europa, promossi dall’arte  nell’ambito della Guerra Fredda:  l’ennesima  idiozia  umana   che si è materializzata con la costruzione del  muro di Berlino (1961). Non fazioso ricordare che nel 2012 la Comunità Europea ha  vinto il  premio Nobel per i suoi  primi e speriamo non ultimi  60 anni di pace, basati sul principio di tutelare la libertà e la democrazia anche nei paesi extraeuropei, superando confini geografici,  ideologici e religiosi.

L’arte dell’impegno, che racconta la lotta per la libertà senza brandire armi in Europa dal 1945 ad oggi, non è storicistica ma contemporanea perché si appella alla  giustizia e al diritto di libertà, non rispettati ovunque, senza scadere nelle tronfie retoriche della  “banalità del male “, commenterebbe Hannah Arent. L’argomento declinato magistralmente nella mostra è talmente ampio che rischiava  scivoloni,  invece la  curatrice con una logica kantiana ha suddiviso la mostra in 12 sale tematiche dai titoli emblematici, come la ragione, l’utopia, il futuro, la tortura eccetera, con didascalie riprodotte su pannelli encomiabili per chiarezza e profondità, strutturando un  percorso da fare più che da raccontare. Si parte dal  superamento della visione  dell’Europa del dopoguerra, considerata come  laboratorio dei conflitti tra Est e Ovest e si chiude con la fragilità umana. Così, e non era facile, Monika Flacke assieme a Henry Mayric Hughes e Ulrike Schmiegeltha,autori di approfonditi saggi nel catalogo (edito da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore), hanno ribaltato tutto, da una visione negativa a quella positiva, considerando il dissidio non un problema o un senso di colpa da rimuovere, bensì una opportunità per una riflessione culturale sui principi promossi dall’illuminismo europeo: diritto alla libertà, democrazia, giustizia, uguaglianza, che sono i pilastri della civiltà moderna.

La mostra si apre con i diciotto barili di petrolio (“Oil barrels“) di Cristho, del 1958 e il percorso prosegue tra il collage di Wolf Vostell che rappresenta un caccia bombardiere in volo in bianco e nero mentre sgancia a pioggia rossetti dal contenitore d’oro, ipnotizza la scritta Je  vous salue Marat, con tubi al neon blu, bianco e rosso di Ian Hamilton Finlay,  non si dimentica  la scritta  sulla lavagna da Jannis Kounellis,  Libertà  o morte. W. Marat  W Robespierre, inquieta il saluto  nazista di Anselm Kiefier, travestito da soldato delle SS, quando nella serie Occupazioni (1969) si fotografa nelle piazze più conosciute d’Europa. Tante le opere esposte, poche si integrano  perfettamente  con gli arredi  di  Palazzo Reale, tra queste,  c’è  L’era dell’illuminismo –Adam Smith-(2008) di Yinka Shonibare,  un manichino che rappresenta il teorico del libero mercato acefalo, vestito con un’elegante marsina dai tessuti policromi, adatto per la sala dagli arredi neoclassici. Tra le altre opere di Nam June PaikMarina AbramovicChristian BoltanskiGerard RichterRosemarie Trockel, Antoni Tapies, Maurizio Cattelan, Andrea Gursky, Richard Long, Piero Manzoni, Paola PiviMario Merz, Michelagelo Pistoletto,Alighiero Boetti, Yves Klein, Damien HirstLucio Fontana, Valie Export, agguerrita artista contro la  mercificazione del corpo femminile. Qui non poteva mancare Joseph Beuys, Ilya KabakovFrancis Bacon, Enrico Baj e tanti artisti agitatori del pensiero intorno alla libertà che hanno fatto la “Guerra  fredda” a colpi di opere. Non trascurate gli artisti poco conosciuti, per lo più dell’Est, presenti con lavori autentici, poiché hanno vissuto “in diretta” l’esperienza di mancanza di libertà.

Anche se molti non brillano, tutti tengono alta l’adrenalina del pubblico, grazie alla regia e all’efficacia degli accostamenti tematici. Peccato non trovare qui l’opera Fuking Hell (2008) dei fratelli londinesi Dions & Jake Chapman, conservata alla Punta della Dogana di Venezia: nove vetrine disposte in forma di svastica, contenenti 30.000 “soldatini” di fibra di vetro, tutti diversi nei minimi dettagli in una  brulicante rappresentazione dell’inferno nazista: un presepe dell’orrore dell’olocausto in cui i nazisti  sono vittime e carnefici. Chiude il percorso espositivo La Gabbia (1949), figure in bronzo che sembrano carbonizzate, filiformi come fiammiferi di Alberto Giacometti, simbolo della vulnerabilità umana di tutti i tempi.
Jacqueline Ceresoli

The Desire for Freedom. Arte in Europa dal 1945

 Foto Gianni Marussi

Per Stefano Boeriassessore alla Cultura, Moda, Design, “percorrendo questa mostra ciascuno di noi non può fare a meno di entrare nell’immaginario di 94 artisti straordinari, di cercare di capire la loro idea del rapporto tra arte e politica. Ma soprattutto non può fare a meno di interrogarsi sull’idea di Europa che l’arte ci comunica. L’idea di un continente colmo di differenze di linguaggi, d’individualità, eppure miracolosamente unito da una corrente calda e condivisa di appartenenza a una cultura d’impegno civile e sociale”.
La mostra, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, promossa dal Comune di Milano – Cultura, Moda, Design è prodotta da Palazzo Reale, dal DHM Deutsches Historisches Museum di Berlino e da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore, partner di questa esposizione, insieme a Palazzo Reale e al DHM di Berlino e con l’Eesti Kunstimuuseum – Kumu Kunstimuuseum di Tallinn, dove la mostra approderà dopo la tappa italiana, è realizzata su iniziativa del Consiglio d’Europa, con il sostegno finanziario della Commissione europea, frutto della collaborazione internazionale di 36 Paesi membri del Consiglio stesso, che hanno coinvolto artisti, studiosi, curatori, musei, gallerie e importanti collezionisti privati.
Accompagna la mostra Freedom Zone, un programma di attività, ideate da Stefano Boeri, per ampliare i temi chiave dell’esposizione con incontri con personalità della cultura, una rassegna di film sul tema della libertà, con sette lunedì al Cinema Centrale dal 25 marzo e due appuntamenti con la musica dei Quintorigo che si esibiranno il 19 aprile e il 10 maggio nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, confrontandosi con il repertorio di due significativi rappresentanti della libertà espressiva nella musica: Charles Mingus e Jimi Hendrix.
Il progetto di questa esposizione nasce con l’obiettivo di superare la visione di un’Europa del dopoguerra come teatro dell’ostilità tra due blocchi di potere contrapposti, durante la “guerra fredda”, partendo dall’idea che entrambe le parti affondino le radici comuni nell’Illuminismo e nei suoi valori: ragione, libertà, giustizia, uguaglianza.
Le opere selezionate provengono da 27 diversi Stati membri del Consiglio d’Europa: Albania, Azerbaijan, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Islanda, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Serbia, Slovacchia, Spagna, Svizzera, Turchia, Ucraina, Ungheria.
Dodici le diverse sezioni di lettura dei curatori. La prima intitolata “Tribunale della Ragione”, in nome della quale spesso sono state commesse le peggiori violazioni dei diritti dell’uomo e sul cui ruolo gli artisti si interrogano; le utopie sono protagoniste in “La rivoluzione siamo noi”, ispirata all’opera omonima di Joseph Beuys del 1972; “Viaggio nel paese delle meraviglie” racconta la capacità dell’arte di riscrivere la narrazione e rovesciare paradigmi, ridefinendo anche la nostra coscienza storica collettiva; in “Terrore e tenebre” l’arte mette il visitatore di fronte al regime del terrore e alla violenza delle torture che arrivano a paralizzare una società privandola del principio fondante della fratellanza e della solidarietà; nella sezione dedicata al “Realismo della Politica”, l’arte misura il ruolo dell’azione politica nel bilanciare gli interessi della società civile e la sua capacità (o incapacità) di risolvere i conflitti pacificamente; un’altra sezione affronta la “Libertà sotto assedio”, fragile e sempre minacciata, non solo nel passato da gravi violazioni dei diritti umani, ma anche nel futuro prossimo, nel nome della sicurezza; in “99 Cent” gli artisti si confrontano con il difficile rapporto tra la vita, incentrata su valori immateriali e la spinta verso il consumismo che ha travolto la nostra società e i suoi valori; all’interno di “Cent’ anni” gli artisti fanno riferimento all’eternità per ridimensionare il presente e accentuare l’importanza della cura dell’ambiente e delle risorse che ci circondano; il rapporto dell’arte con il concetto dell’abitazione, fonte di sicurezza e riparo ma anche canale di comunicazione con l‘esterno, è invece il nucleo di “Mondi di vita”; sempre sullo spazio, inteso però come “altro” dalla realtà, indaga il capitolo “L’altro Luogo”, analizzando i mondi creati dall’arte come vie di fuga, nuovi orizzonti possibili in opposizione a ciò che ci circonda; “Esperienza di sé” e del limite entra nel merito della conoscenza dei propri limiti e dei confini tra sé e l’altro, cercando di definire cosa ci rende umani e come vorremmo essere nel prossimo futuro; con “Il mondo nella testa” la mostra chiude il cerchio testimoniando come la fonte delle nostre idee, ragione compresa, e della conoscenza della realtà circostante, è la nostra mente.

Una visione politica che costringe l’arte proposta, sotto il cappello dell’etica, a saltare a piè pari, quanto invece di gioioso e di creativo è stato prodotto nell’Europa del dopo-guerra. Europa, senza risorse e affamata, ma in grado di reagire e di costruire nella ricerca della comunanza. La presenza di Fontana e Calderara, in questo contesto, ci appare forzata e ingiustificata anche dalla loro non appartenza a questa visione politica del mondo. Il sottotitolo “Arte in Europa dal 1945” renderebbe necessaria una mostra parallela che racconti l’arte, sotto il cappello della creatività, dell’estetica, almeno per dare ai giovani una corretta visione storica e non solo attanagliata dall’angoscia, che fuori già abbonda sovrana.

Orari: Lun: 14.30 – 19.30 – Mar-Dom: 9.30 – 19.30 – Giov e Sab: 9.30 – 22.30
Biglietti: Il costo del biglietto è di € 11, compresa l’audioguida, ma con lo speciale ticket cumulativo di € 16, si può visitare anche la mostra dedicata a “Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti”. Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura.
Info e prenotazioni: Tel. 02 54913 – www.ticket.it/desireforfreedom  |

Palazzo Reale
Piazza del Duomo,12
20100 Milano

Tel. 02 8846 5236 – 
www.desireforfreedom.it – www.comune.milano.it/palazzoreale


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Modì e i “maledetti” fanno record di presenze a Milano

La Collezione Netter al Palazzo Reale da Parigi

Dopo il successo della mosta di Picasso, con oltre mezzo milione di visitatori, “Modigliani, Soutine e gli altri artisti della collezione Netter” nel primo fine settimana è stata vista da 5.105 visitatori, per un totale di oltre ventimila ingressi dal 21 febbraio.

Le oltre 120 opere di straordinaria bellezza sono tornate visibili al pubblico dopo oltre 70 anni. Presenti oltre a Modigliani, anche Soutine,UtrilloSuzanne ValadonKisling e altri artisti che vissero e dipinsero a Montparnasse agli inizi del Novecento durante i cosiddetti “anni folli”, in cui il noto quartiere parigino divenne centro culturale di avanguardia e luogo di incontro di artisti, scrittori, intellettuali e rifugiati politici.
Come scriveva Apollinaire “Ecco il quartiere che per i pittori e i poeti è divenuto quello che Montmartre era per loro quindici anni fa, un quartiere di pazzoidi“. Picasso, Marinetti, Chagall, Hemingway, Ezra Pound, Man RayCocteauGertrude Stein, Moise KislingHenry Hayden,Eugene EbicheGabriel Fournier, Henry EpsteinHenry Miller,Alfred Jarry, ma anche Lenin e Trotsky, si potevano incontrare nelle strade, nei bistrot e nei caffè di questa isola creativa e dissoluta.

Ma senza il mecenate Jonas Netter molti di loro che vivevano di disperazione non avrebbero avuto di che vivere e dipingere; mentre l’ebreo polacco Léopold Zborowski, poeta e mercante illuminato, li metteva a contratto.
Il percorso espositivo mette a confronto i capolavori acquistati nell’arco della vita di Jonas Netter, affascinato dall’arte e dalla pittura, curioso della vita e capace di vedere oltre, rivelando la sua straordinaria capacità nel raccogliere una imponente collezione, ricca per numero e qualità, acquistando opere allora ancora controverse.

Corrado Augias
, che ha scritto una monografia dedicata alla genialità artistica di Modigliani, commenta il percorso dell’esposizione sia nell’audioguida sia in un video visibile all’interno della mostra.
L’esposizione, in programma a Palazzo Reale fino all’8 settembre 2013, è promossa dall’Assessorato alla Cultura, Moda e Design del Comune di Milano, Palazzo RealeArthemisia Group e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE.
Palazzo Reale offre anche gratuitamente “Il vero e il falso. La moneta, la banconota, la moneta elettronica” (fino al 24 marzo).

Zborowski e Soutine, 1923

 Foto ufficio stampa

PROMOZIONE PRIMO MESE DI MOSTRA: fino al 24 marzo 2013 
Gruppi promozione primo mese infrasettimanale: € 6,00 (+ €2,00 prevendita)
Gruppi promozione primo mese sabato, domenica e festivi: € 7,50 (+2 € prevendita)
Scuole: € 4,50 (+1 € prevendita e 3 gratuità)
Visita guidata scuole: € 78,00 anziché 83 € microfonaggio incl.
Visita  guidata gruppi: € 107,00 anziché 117 € microfonaggio incl.

Dal 15 al 29 marzo, grazie a una collaborazione tra assessorato alla Cultura del Comune di Milano e il Museo Interattivo del Cinema, nella sede di viale Fulvio Testi verranno proiettate tre pellicole per raccontare la figura di Amedeo Modigliani. Un film tv in tre puntate, “Modì, vita di Amedeo Modigliani“, “I colori dell’anima“, sul rapporto tra l’artista e Picasso, con Andy Garcia nei panni di Modigliani, e il documentario “Le vere false teste di Modigliani“. 

ORARI: Lunedì: 14-30-19.30; dal martedì alla domenica: 9.30-19.30; giovedì e sabato: 9.30-22.30
BIGLIETTI: Intero: € 11,00; Ridotto: € 9,50; Ridotto speciale: € 6,50
Palazzo Reale
Piazza del Duomo, 12
20100 Milano

Tel. 02 8846 5236


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La magnifica ossessione al MART di Rovereto

Al museo trentino in scena l’archeologia del futuro

La magnifica ossessione
Foto ufficio stampa

La magnifica ossessione sono 2.784 oggetti, un chilometro di cammino, 275 artisti, 418 dipinti, 144 disegni, 100 incisioni, 70 sculture, 11 film e video, 6 installazioni, 6 arazzi, 103 manifesti, 328 fotografie, 217 documenti, 1074 mail art, 64 libri d’artista, 20 modelli d’architettura, 78 multipli. Ospita anche lavori pensati e realizzati da artisti contemporanei, che intervengono offrendo il loro sguardo alla successione storica delle opere: dalla residenza di Paco Cao agli special guest Emilio IsgròLiliana MoroChristian Fogarolli e Paolo Meoni.
Un progetto senza precedenti per il Mart, “La magnifica ossessione” è stata definita dal direttore, Cristiana Collu, con un accumulo di aggettivi: “Autodidatta, rabdomante, auto da fé di opere. Succube o protagonista, collezione ricomposta, perturbante e conturbante, maniacale e feticista. Oscuro oggetto del desiderio. Segreto, condivisione, ebbrezza, festa. Vertigine della mescolanza”. Le opere raccoltee presentate in mostra come le quadrerie dell’800, permettono di esplorare il patrimonio del Mart nella sua integrità ed eterogeneità, secondo un’esperienza che avrà un impatto sul pubblico di inedita e inaspettata potenza in una visione radicalmente libera dei piani temporali. Le opere sono accostate secondo un criterio che si potrebbe definire “anticipazione del presente”, o “archeologia del futuro”. Per questo motivo il visitatore incontrerà un percorso che è sì cronologico, ma che procede in realtà per forti slittamenti tematici. Le opere sono disposte senza gerarchie visive, mischiando le collezioni ed esaltando le differenze tra le categorie. Una rievocazione, in un certo senso, dello spirito dei salons ottocenteschi, esposizioni che rappresentavano un diverso modo di osservare le opere d’arte con una sensibilità prossima ai criteri del collezionismo e alle condizioni visive della realtà.
Per costruire “La magnifica ossessione” il Mart è ricorso in toto alle proprie professionalità interne, affidandosi ad un vero lavoro di squadra. I curatori e conservatori coinvolti sono Nicoletta Boschiero con Veronica Caciolli,Margherita de PilatiDuccio DogheriaDaniela FerrariMariarosa MariechPaola PettenellaAlessandra TiddiaDenis VivaFederico Zanoner.
A partire dall’8 febbraio 2013 Emanuele Becheri, Giuseppe Caccavale, Andrea Mastrovito e Michele Spanghero presentano altrettanti lavori ispirati al tema della mostra, nelle sale del secondo piano del Mart di Rovereto.
Emanuele Becheri (Prato, 1973) lavora sull’idea di disegno e di traccia, come processo di contrasto fra luce e oscurità, ma si esprime anche attraverso video e la performance. Al Mart porterà alcune sue opere a parete che verranno allestite nella sala “La Conquista dello spazio”, dedicata all’arte italiana degli anni Cinquanta e Sessanta. I quadri della serie delle Impressioni di Becheri si basano infatti su un unico gesto creatore – erede dei “concetti spaziali” di Lucio Fontana: su una carta adesiva distesa e pressata su una parete, restano impressi segni non premeditati dalla volontà compositrice dell’autore.
Giuseppe Caccavale (Afragola, NA, 1960), formatosi presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, è ora docente di Arti murali presso l’Ensac di Parigi, e non a caso la sua opera al Mart instaurerà uno speciale rapporto con la superficie parietale. Caccavale esporrà nella sala del “Segno inciso” l’opera Osso, una serie di disegni preparatori per affresco, realizzati su carta da spolvero e derivati da tecniche tradizionali. A Caccavale interessa il momento latente del disegno, la “costruzione scheletrica” da cui scaturisce, attraverso il trasferimento sul muro, la composizione finale dell’affresco.
Andrea Mastrovito (Bergamo, 1978), si diploma presso l’Accademia Carrara di Bergamo nel 2001. Il suo percorso è costituito dalla reinvenzione degli spazi della pittura, sia in forma bidimensionale o più spesso ambientale, dove la carta rappresenta il medium privilegiato. La costante ricerca plastica di Mastrovito sul segno è declinata nella sala “Hollywood sul Tevere” con l’opera site specific Sotto il vestito niente, ma proprio niente: una bianca e sensuale Marilyn è mostrata sul punto di essere trascinata via dall’eccessiva intensità del getto d’aria dei ventilatori sottostanti. E’ un’installazione citazionista e  ironica, chiaramente ispirata alla celebre scena del film Quando la moglie va in vacanza di Billy Wilder.
Michele Spanghero (Gorizia, 1979), conduce una ricerca che spazia liberamente tra percezione acustica e percezione visiva. Per il Mart, Spanghero presenta un progetto sonoro che mira a far “risuonare” le sculture della prima sala della mostra, la “Gipsoteca Malfatti”, ricavando dall’interno dei gessi dello scultore ottocentesco Andrea Malfatti un suono, che verrà diffuso nell’ambiente circostante. Il lavoro di Spanghero allude a quella coralità che la disposizione delle statue ottocentesche sembra suggerire ai nostri occhi.

La magnifica ossessione

 Foto ufficio stampa

Orari: Martedi – Domenica 10.00 – 18.00- Venerdi 10.00 – 21.00 – Lunedi chiuso

Biglietti: Intero 
€ 11 – Ridotto € 7;  hanno diritto al ridotto: visitatori dai 15 ai 26 anni; dai 65 anni; gruppi di visitatori di almeno 15 persone; soci o tesserati di enti convenzionati con il Museo; Biglietto Famiglia € 22; Biglietto unico 2 sedi: Intero 13 – Ridotto € 9 ; Gratuito fino a 14 anni, Amici del Museo e scolaresche

MART
Corso Bettini 43
38068 Rovereto (TN)

tel. 0464 431813 – Numero verde: 800 397760 – www.mart.trento.it – 
info@mart.trento.it


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Milano si arricchisce con Cantiere ‘900 di un nuovo museo che amplia Gallerie d’Italia

Un grande scatto d’orgoglio. Le radici e la vitalità.

Dopo un anno dall’inaugurazione delle Gallerie d’Italia il primo allestimento di Cantiere del’900. Opere dalle collezioni Intesa Sanpaolo.
189 opere del Novecento in dodici sezioni tematiche, due approfondimenti monografici (Il colore come forma plastica dell’arte tra Futurismo e anni novantaL’ora italiana di Emilio Isgrò) e due ouvertures, nello storico palazzo della Banca Commerciale Italiana, restaurata mirabilmente e trasformata in sede espositiva dall’architetto Michele De Lucchi, che aveva realizzato anche i primi due interventi di Palazzo Anguissola Antona Traversi e di PalazzoBrentani, con la sezione delle Gallerie dedicata all’Ottocento.
Un processo straordinario di donazione alla città che in oltre 8.500 mq. mette gratuitamente in mostra più di 3.000 opere. Dimostrazione dell’impegno attivo e concreto nel campo dell’arte e della cultura di Intesa Sanpaolo, nella persona del
Presidente del Consiglio di Sorveglianza, l’illuminato Giovanni Bazoli: Bisogna restituire a Milano quella vitalità che, dobbiamo riconoscere, oggi manca e se c’è stata in passato, è andata perduta. È dovere di tutti gli italiani, soprattutto coloro che hanno responsabilità in aziende che producono, considerarsi debitori nei confronti dell’ambiente nel quale operano. Tutti noi siamo debitori nei confronti dell’ambiente e della tradizione che ci concede di vivere in un luogo eccezionale. Per le condizioni naturali che caratterizzano il nostro paese ma soprattutto per la storia e l’opera di tutti quelli che ci hanno preceduti e che fanno dell’Italia un  unicum per bellezze artistiche e naturali.
Intesa San Paolo dispone di un patrimonio artistico, archivistico e documentario davvero straordinario. Per questa ragione abbiamo sentito il dovere di farlo conoscere. Riteniamo che il pubblico italiano abbia il diritto di vederlo e fruirne liberamente. Soprattutto in un momento come questo”.
A completamento di tutto ciò Giovanni Bazoli ha voluto ribadire all’assessore Stefano Boeri, la disponibilità ad intervenire nel restauro dicasa Manzoni, coordinandosi con il Comune di Milano, facendo fede ad una precedente richiesta di aiuto del sindaco Letizia Moratti, dovuta ad una mancanza endemica di fondi che ora si è drammaticamente accentuata.

Gallerie d’Italia vive anche a Vicenza nel Palazzo Montanari e a Napoli nel Palazzo Zevallos Stigliano.

Stefano Boeri, assessore alla Cultura, vede la futura “Via dell’Arte in 900 metri lineari lungo i quali si snoda il cuore del sistema museale milanese dalla Pinacoteca di Brera al Museo del Novecento, passando per Palazzo Marino, il Duomo e Palazzo Reale. Un complesso paragonabile all’isola dei musei di Berlino o il sistema museale londinese”. Un percorso da rendere pedonale.

Ma perchè Cantiere del ‘900 ? “La scelta del termine cantiere  – spiega il curatore Francesco Tedeschi –  intende dare l’idea concreta di uno spazio aperto a diversi utilizzi e interpretazioni, luogo simbolico di una costruzione “in fieri” e insieme occasione di scavo e di ricerca”.

Cantiere del '900

 Foto Gianni Marussi
Le maggiori tendenze artistiche: Informale, Spazialismo, Movimento Nucleare, Movimento Arte Concreta, Arte Cinetica e Programmata, Arte Povera, Arte Concettuale, Pop Art italiana, sono ripercorse attraverso autori quali Lucio Fontana, Fausto Melotti, Bruno Munari, Renato Guttuso, Afro, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Pietro Consagra, Emilio Vedova, Mimmo Rotella, Enrico Baj, Piero Dorazio, Tancredi, Gastone Novelli, Piero Manzoni, Mario Schifano, Gianfranco Pardi, Enrico Castellani, Giulio Paolini, Alighiero Boetti, Emilio Isgrò.

Alcuni capolavori dei 3.000 della collezione esposti: Afro, Senza nome, 1959; Alighiero Boetti, Senza titolo, 1966; Alberto Burri, Rosso nero, 1953; Giuseppe Capogrossi, Superficie 154, 1956; Pietro Consagra, Bifrontale Pietra di luna del Caucaso, 1976; Piero Dorazio, Serpente, 1968; Lucio Fontana, Concetto spaziale, 1951 [1949]; Lucio Fontana, Concetto spaziale: la Luna a Venezia, 1961; Emilio Isgrò, L’ora italiana, 1986; Piero Manzoni, Achrome, 1958; Fausto Melotti, Coppia, 1970; Bruno Munari, Negativo-positivo giallo-rosso, 1951; Mimmo Rotella, Mitologia in nero e rosso, 1962; Mario Schifano, Ultimo autunno, 1963; Tancredi, Senza titolo.

Su prenotazione si può visitare il meraviglioso caveau, “museo di raccolta“, forziere d’arte dove è possibile vedere in 300 mq. altre 500 opere su pannelli di rete scorrevoli, un “deposito aperto“. Splendido intervento di Michele De Lucchi,  in due anni di lavoro.
Completano l’intervento uno scenico bookshop, con un profumato tavolo di cedro di Michele De Lucchi e delle immense librerie; a fianco una elegante e capiente caffetteria che si aggiunge a quella romantica con la vista sul giardino di casa Manzoni.

Cantiere del’900. Opere dalle collezioni Intesa Sanpaolo
Orari: da martedì a domenica dalle 9.30 alle 19.30 (ultimo ingresso 18.30) – giovedì dalle 9.30 alle 22.30 (ultimo ingresso 21.30) – lunedì chiuso (In occasione delle festività le Gallerie osserveranno i seguenti orari: apertura regolare 1/11, 8/12/, 26/12 e il 6/1 – Il 24 dicembre e il 31 dicembre le Gallerie chiuderanno alle ore 13.30, con chiusura biglietteria alle ore 12.30)
Ingresso: gratuito
Audioguida: gratuita
Prenotazione: consigliata per gruppi e scuole
Numero verde 800.167.619

Gallerie d’Italia – Piazza Scala
Piazza della Scala, 6
20121 Milano


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L’arte di amare di Francesco Alberoni

Il grande eros dura perché rinasce e ogni volta ti incanta e ti stupisce

Per Francesco Alberoni, esperto conoscitore dei movimenti collettivi e di educazione sentimentale “ci sono tanti tipi di amore. Ci sono amori amicizia, amori tenerezza, amori puramente sessuali, amori che, durano una notte o una vacanza, amori che, sono capricci, cotte, infatuazioni e ciascuno, ha il diritto di vivere il tipo di amore che vuole. Io mi rivolgo, solo a coloro che, dicono di volere un grande amore erotico, che dura e cercano un metodo, per realizzarlo.
Quello che non avrei mai creduto, che non ritenevo possibile e che la maggior parte delle gente non ritiene possibile è che un uomo ed una donna, ad un certo punto della loro vita, dopo aver avuto avventure, amori delusioni si incontrano, si innamorano e realizzano un amore totale che dura anni ed anni.
Come si presenta un amore totale? L’aspetto più semplice ma anche quello più significativo è che essi quando sono insieme, in qualsiasi posto, facendo qualsiasi cosa, parlando di qualsiasi argomento sono felici di esserlo. Provano un piacere che nasce proprio dallo stare con l’altro, dalla presenza del suo corpo, delle sue parole. E se non sono vicini fisicamente, parlarsi al telefono di qualsiasi cosa, di loro stessi, commentando un film, un accadimento politico, un libro, con l’impressione di essere a contatto, anche se sono chilometri lontano. Un tipo di esperienza che non appartiene alla neutralità dell’amicizia, ma al piacere erotico. Un piacere erotico leggero, come una vibrazione continua ma che può, nel corso della giornata, intensificarsi improvvisamente e diventare desiderio appassionato, incontro sessuale, fino ad una estasi che hanno imparato a realizzare negli anni, dicendosi cosa vogliono, cosa gli piace con semplicità, passando di piacere in piacere, di orgasmo in orgasmo. Ma finita la fusione sessuale, con la stessa naturalezza possono poi riprendere a discutere, o a leggere, o a ricordare il passato quando si corteggiavano. Talvolta punzecchiandosi nel ricordare i loro vecchi amori. I due amanti sanno affrontare insieme anche il lavoro, le malattie, le difficoltà economiche, i giorni del dolore, ma sempre sorretti dal sottile piacere di cui parlavamo prima, il piacere dello stare insieme, dell’ intimità, della esclusiva, della vita quotidiana che per loro non è mai quotidiana perché è sempre nuova, sempre inattesa, sempre scoperta di qualcosa che non sapevano, che non si erano detti, che non avevano visto di se, dell’amato, del mondo. E così per anni, anni, tanto più di quanto credevano.
Io non sapevo che tutto questo fosse possibile, molta gente non ci crede, eppure è vero. E forse ho trovato anche una chiave di questo prodigio e l’ho messa nel libro “L’arte di amare” il grande amore erotico che dura
.”Questo libro, nasce quindi dall’ipotesi che, molte persone, anche nella nostra epoca, continuano a desiderare un amore intenso e appassionato, un amore, che conserva il brivido dell’innamoramento e non si spegne subito, nella monotonia dell’abitudine o nel dolore del fallimento. Un grande amore totale, durevole, che invece che affievolirsi, si intensifica e che nell’erotismo rivela il corpo unificante.

Il grande amore erotico dura perché rinasce e ogni volta ti incanta e ti stupisce.
Solo l’amore totale ci sa dare il brivido dell’assoluto, lo stupore del nuovo, il terrore della perdita e una felicità misteriosa, meravigliosa e divina. Il grande amore erotico si ottiene abbandonandoci all’amore, alla voglia di vivere, al candore dei sentimenti, alla sincerità, alla verità, alla libertà, chiedendo ciò che ci piace senza pudore, senza paura.

Nella sua continua ricerca di classificare, di trovare una giusta collocazione delle varie componenti amorose, Alberoni ci confessa che in realtà quanto concerne le parole che hanno a che fare con la sfera erotica sono, da 2000 anni, riconducibili o al postribolo o alle definizioni ginecologiche o oggetto di iperboliche trasfigurazioni letterarie. Scopriamo così che il motore primo della nostra esistenza è a noi sconosciuto, anche nelle parole. Nel “Dialogo degli amanti ha cercato di inventarne delle nuove.

Francesco Alberoni

 Foto ufficio stampa

Autore: Francesco Alberoni

Editore: Sonzogno

Pagine: 208

Euro: 16.50

ISBN: 978-88-454-2543-1


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Le Poesie di Gillo Dorfles

Una raccolta di versi dal 1941 al 1952 edita da Campanotto

Tube, squillate ancora i vostri acuti
suoni – o saranno tappati
bordoni, d’organi medievali
(do diesis oppure re bemolle).
Mentre contemplo l’antico simulacro
Di San Floriano ignivoro,
occhi ovali e attoniti
D’altri bassorilievi
Sgusciano dall’arenaria:
Larve che saranno farfalle,
Questi grafiti a volo nelle gole
Degli alti Tauri con l’antico
Sorriso visigoto.

Gillo Dorfles, critico d’arte, filosofo, pittore e dottore in psichiatria, 103 anni magnificamente e lucidamente portati, con un pizzico di “viz” triestino sempre presente, ha pubblicato quella che lui stesso definisce opera prima, ossia “Poesie” (Campanotto Editore), che raccoglie i componimenti inediti, dal 1941 al 1952.

Tra le motivazioni di Dorfles “esistono dei turbamenti etici, piuttosto che estetici, sentimentali, piuttosto che concettuali, i quali credo si verifichino per chiunque e non solo per coloro che, godono di un particolare atteggiamento poetico. È per questo che, probabilmente, sono alla base di molte esperienze creative nel settore letterario e poetico. Ed è per questa ragione che, risalgono agli anni Quaranta, Cinquanta all’incirca e che, costituiscono l’unico mio incauto tentativo di imprimere il mio animus, con delle parole che, ritenevo (forse a torto) non solo grammaticali, ma con una qualche atmosfera lirica. L’atmosfera irreale e insieme cruenta della guerra, durante il passaggio del fronte in Toscana, l’eco di lingue esotiche nel ricordo di antichi viaggi e soprattutto, l’aspetto grottesco e ironico di molte situazioni e di molte espressioni, sono state le fonti prime di molte di queste mie composizioni, spesso proprio per la loro nativa poeticità. Proprio nella speranza (o nell’illusione) che, tanto il versante sonoro, quanto quello concettuale di ogni verso, possa costituire, anche alle orecchie altrui, un pasto appetibile, non troppo grossolano. Anche in Italia, come in altri Paesi europei, la lingua parlata e scritta, subisce dei rivolgimenti linguistici, oltre che semantici che, conducono a un incredibile invecchiamento del linguaggio, non solo delle espressioni correnti, ma della stessa sonorità delle parole. Ecco, perché, pubblicare oggi dei testi di alcuni decenni or sono, rischia di compromettere l’attualità, non solo poetica, ma persino semantica. Ma, nella speranza che, almeno un imprinting atmosferico rimanga, aldilà di ogni aspetto, letterario e stilistico, mi auguro tuttavia che, possa destare una curiosità nel lettore odierno, per il quale si situa come l’opera prima di un intempestivo e attempato versificatore“.

Dorfles afferma anche di essere contento di averle pubblicate adesso, perchè allora nel confronto con gli amici: SabaUngarettiStuparich,Debenedetti, Ferrero, Svevo, Montale… i suoi versi sarebbero passati inosservati. Interessante ricordare che fu proprio per merito di Montale se le vecchie copie dei primi due romanzi di Svevo furono spedite da Bazlen e daDorfles al critico francese Benjamin Crémieux, che fu il primo a favorire la celebrazione internazionale del grande romanziere triestino.

Per Luca Cesari, curatore della prefazione del libro: “E’ difficile dare una collocazione cronologica, esatta e precisa, riguardo la nascita della vena poetica di Dorfles. Certamente la formazione letteraria, è stata molto corposa e robusta, non tanto a livello d’indottrinamento scolastico, quanto attraverso le frequentazioni di contesti e di figure particolarmente rilevanti, tra gli studiosi, intellettuali e letterati dell’epoca. Penso comunque che, abbia sviluppato prima la vena pittorica e artistica. L’edizione di questa raccolta di versi, avendo il carattere, come scrive l’autore, di opera prima, non assume la veste dell’edizione critica. Peraltro, il curatore che, ha compulsato i cartigli affidatigli dall’autore, ha potuto constatare più redazioni di singoli testi e sostanziose varianti, in molti di essi. Ma, la decisione, è stata di varare la volontà autonoma dell’autore e di non mettere le mani, su questi oggetti, tuttora terreno di riconsiderazioni, da parte di chi li ha prodotti.
Il carattere di totalità dell’espressione artistica – se volessimo fare una provocazione – è il modo impegnativo, ma allo stesso tempo reale con cui Gillo Dorfles (nato a Trieste nel 1910), ha affrontato le differenti esperienze del suo essere filosofo estetico, critico delle forme dell’arte e del gusto, non meno che artista, senza interrompere questo polivalente ma unitario essere unico. La sua storia di pittore identificata col movimento del Mac che crea a Milano, nel ’48, insieme con altri; la sua produzione sia saggistica sia teoretica aperta al presente, anzi al “divenire” raccontato senza soluzione di continuità in tutti i suoi libri, è quella di uno studioso certamente unico nella nostra situazione. Da discorso tecnico delle arti, a Il divenire delle arti, a “Ultime tendenze nell’arte d’oggi”, Simbolo comunicazione consumo”, “Nuovi riti, nuovi miti”, a “Le oscillazioni del gusto”,”L’estetica del mito”, “L’intervallo perduto”, e così via sino ai più recenti, all’Itinerario estetico che li sorvola tutti, pare di ricostruire l’intero trascorso di generazioni che dal passato secolo a oggi non hanno perduto un suo libro. Rientra dunque nel “carattere di totalità” dell’autore, se a pari diritti con la pittura, Dorfles presenta ai suoi lettori quest’opera prima, con cui s’introduce, non solo per le arti visive, nella cultura poetica del Novecento.”

Gillo Dorflles Poesie
Foto ufficio stampa

Autore: Gillo Dorfles
Titolo: Poesie
Editore: Campanotto
Collana: Poesia
Pagine: 144
Prezzo: € 13
Codice ISBN: 88-456-1347-0